C’è chi pensa oggi che la “pittura-pittura” sia tramontata

C’è chi pensa oggi che la “pittura-pittura” sia tramontata, che un artista faccia ancora uso di techinche tradizionali sia passatista, e che il nuovo in arte debba per forza conicidere con happening, trovate concettuali e usi feticisti di oggetti e immagini pronti a colpire l’opinione pubblica. Niente di più falso, perchè Nicolas Bourriaud, che ha curato l’edizione 2009 della Triennale dela Tate Modern di Londra, ha lanciato la proposta, cent’anni dopo il Futurismo, di un rinnovamento dei generi creativi. E insiste su “il tempo” che è l’unico spazio da esplorare, e si fa abitoche avvolge il mondo.Una superba lettura a colori del mondo, segnato e disegnato attraverso paesaggi Italiani ed Europei, ha portato oraCarlo Cordua a consegnarci una bellissima mostra, con quaranta opere tra olii e pastelli. Quella di Cordua è una bella pittura di paesaggio,impreziosita non solo da sensibilità qualitativa fuori dal comune, ma anche dalla padronanza d’uso del pastello, per quella libertà di segni, di toni, di vibrazionie di luce che non possono sfuggire a nessun visitatore, e che sucitarono la stima a un Alberico Sala. Paesaggi di mare e di campagna, scogliere che si articolano tra calette di mare trasparentissimo, delicate colline toscane invasedal silenzio e dai colori: l’artista cattura ogni ritaglio di mondo nei suoi viaggi, e lo ripropone con tagli scenografici più avvincenti. Nulla di stucchevole,neanche una traccia di vedutismo otto-novecentesco: piuttosto, una spazialità fluida e sensibile, in una pasta spolverata lievitante e dolcemente corrosa.Erano anni che non si vedeva una pittura di paesaggio viva e catturante come questa: con Cordua la luce si impasta ai colori, diviene tattile, corporea.

Carlo Franza

 

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