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Da Napoli ad Al Kuwait: Carlo Cordua porta in Oriente l’arte italiana con la mostra “L’incanto dipinto”

Il giorno 12 novembre sarà inaugurata presso l’Adwani Exhibition Hall ad Al Kuwait “L’incanto dipinto”, mostra antologica dell’artista napoletano Carlo Cordua. L’evento è organizzato dall’Ambasciata italiana in Kuwait in occasione della festa del “Mady in Italy” che celebra le eccellenze del Bel Paese, di cui egli costituisce un rappresentante noto e significativo. Visitabile fino al 18 novembre, l’esposizione ospiterà circa 30 dipinti a olio, alcuni dei quali di grandi dimensioni, appartenenti a cicli pittorici diversi e ora raccolti insieme a raccontare il percorso creativo del pittore che, nominato artista dell’anno 2010 da una giuria composta da illustri critici e intellettuali provenienti da sei nazioni europee, ha esposto nelle maggiori città d’Europa, oltre che in Canada, negli Stati Uniti e in Argentina.

Riconosciuto maestro della raffinata tecnica del pastello, Cordua ha incentrato la sua produzione sul tema del paesaggio, di cui fornisce un’interpretazione originale e moderna. Le influenze delle avanguardie pittoriche di matrice europea, reinterpretate attraverso uno stile assolutamente personale, hanno guidato il pittore lungo un’infaticabile ricerca approdata a una pittura che fa del paesaggio il luogo dell’incanto. L’ambiente fisico diventa, così, il territorio della memoria, del sogno e dell’immaginazione. “Quando si tratta di un paesaggio, amo quei quadri che mi fanno venir voglia di entrarci per andarvi a spasso”, disse Pierre Auguste Renoir. Se il pittore francese avesse vissuto ai nostri giorni, avrebbe certamente desiderato di passeggiare entro la cornice di un Cordua per perdersi nelle trame dei suoi colori.

La pittura dell’artista partenopeo si connota per una leggerezza fanciullesca che non esclude, però, momenti di afflato quasi metafisico: nei suoi dipinti la potenza trasfigurante tipica delle fiabe si coniuga con una spiritualità capace di celebrare il grande mistero dell’esistenza, sollecitando diversi piani dell’immaginario e dell’immaginazione. Sfumature, dissolvenze e chiaroscuri creano effetti ipnotici di grande impatto emotivo: foreste incantate, laghi riflettenti come specchi, monumenti sospesi, intrecci di rami e templi di alberi diventano sulle tele di Cordua panorami sentimentali, luoghi dell’anima, palcoscenici del sogno e del desiderio.

Molte opere di Cordua vedono nell’albero, immagine archetipica, il soggetto privilegiato della scena. Con la radici piantate nella terra e i rami e la chioma proiettati verso il cielo, esso rappresenta la congiunzione fra universi diversi, fra il cielo e la terra, fra il mondo “luminoso” della coscienza e lo spazio “oscuro” delle pulsioni. Tale complessità è restituita da Cordua, attraverso un albero spesso rappresentato con forme tipicamente antropomorfe, quasi a significare il controverso rapporto dell’uomo con la “natura”, e dunque anche con la “culturaˮ e con se stesso.

L’indagine pittorica di Cordua ha intercettato anche un particolare tipo di sperimentazione messa a punto in un ciclo di opere monocromatiche, realizzate cioè attraverso l’uso quasi esclusivo di un unico colore, il blu. “Quanto più il blu è profondo, tanto più fortemente richiama l’uomo verso l’infinito, suscita in lui la nostalgia della purezza e infine del sovrasensibile”, disse Vasilij Kandinsky. In effetti, i blu di Cordua sembrano quasi dei Klein finalmente liberati dall’astrazione, dalla staticità e persino dal non-senso attraverso uno stile iconico che disegna una natura immaginifica, dove si ritrova un’umanità silenziosa e meditativa, capace di connettersi con la parte più intima dell’uomo.

Inserendosi nel solco della tradizione simbolista, Cordua cerca un raccordo fra la realtà e le sensazioni, tentando di varcare quell’affascinante confine fra mondo e sogno, fra esperienza e immaginazione, fra materia e pensiero. Nei suoi lavori la percezione naturalistica dell’immagine dialoga apertamente con una tensione immaginifica di marca “surrealista”. Nella maggior parte delle sue opere, infatti, la dimensione figurativa è assicurata dalla “visione d’insieme”, dove ciascuna pennellata concorre a delineare sulla tela l’“impressione” da cui emerge il soggetto ben definito: un dipinto di Cordua idealmente sezionato in quattro parti difficilmente svelerà la propria forma poiché ciascuna di esse, singolarmente, si apre quasi all’astrattismo, all’infinito, diventando comprensibile solo assieme alle altre.

Tinte iridescenti, e dalla forte connotazione contemplativa, nei dipinti del Maestro rivelano una dimensione spiccatamente sensibile e, forse, anche autenticamente sensuale: la luce, il colore e le forme sembrano rincorrersi, perfino corteggiarsi, intessendo un gioco accattivante e insidioso capace di accorciare le distanze fra noi e la natura, fra il visibile e l’invisibile, oppure fra come è e come vorremmo che fosse.

“L’arte è ricerca continua, assimilazione delle esperienze passate, aggiunta di esperienze nuove” scrisse l’eclettico Bruno Munari per descrivere il carattere “cumulativo” dell’esperienza estetica, che nell’arte di Cordua si carica di un ulteriore significato. Gli scorci rappresentati, infatti, si caratterizzano per un clima intimista, in grado di stabilire immediatamente una relazione empatica con lo spettatore che diventa complice di un gioco di sensazioni, di memorie e di visioni, così che entrambi, creatore e spettatore, siano i protagonisti del processo creativo.

Il lavoro di Cordua si connota per una raffinatezza dell’esecuzione, oltre che per una decisa intensità emozionale, che possono scaturire solo quando il talento e la padronanza tecnica incontrano il coraggio, e anche quel pizzico di incoscienza che il lavoro creativo impone ed esige. Incantesimi su tela, le opere di Cordua sono autentici frammenti di poesia, epifanie dell’incanto e della meraviglia che, tuttavia, non sempre si rivelano in modo pacifico e sommesso poiché, per utilizzare le parole di Thomas Mann, la bellezza può trafiggere come un dolore.

 

dipinto/http://www.takeoffmagazine.it/2017/11/05/da-napoli-ad-al-kuwait-carlo-cordua-porta-in-oriente-larte-italiana-con-la-mostra-lincanto-dipinto/

Palazzo di Giustizia di Napoli

Palazzo di Giustizia di Napoli
Sala dell’Auditorium 25 settembre 2015

ilMosaicoDellaSperanza

“Il mosaico della speranza”
olio su tela, cm 60×80

Partendo dallo schema dei corsi di formazione, l’incontro del 25 settembre si propone di realizzare il tentativo di mettere a fuoco, attraverso differenti forme di comunicazione, due temi socio-giuridici non più eludibili: quelli della povertà e dell’immigrazione.

Molto spesso si dice che la povertà genera emigrazione (e, quindi, produce immigrazione). Diversamente da quanto spesso, però, si ritiene, l’immigrazione è un fenomeno che include, ma non esaurisce, tra le sue cause la povertà. L’immigrazione, infatti, è determinata non solo da disagio economico ma molto spesso è frutto di disagio sociale. La mancanza di libertà (politica, religiosa, culturale) è la ragione più allarmante del fenomeno migratorio e molto spesso anche il disagio economico affonda in una carenza di tutela dei diritti umani nei paesi di provenienza.
Emigrare non significa semplicemente trovare una risposta adeguata alla propria prospettiva economica, ma significa molto più profondamente riacquistare la propria dimensione di essere umano titolare di diritti. Ciò si può comprendere sol che si pensi che il più delle volte l’emigrazione non consente il superamento della propria condizione di povertà eppure il fenomeno dello spostamento di imponenti masse umane verso paesi a democrazia consolidata rimane inarrestabile anche se negli stessi migranti è ormai diffusa la consapevolezza che “l’America” non esiste più o, comunque, che la salvezza economica è obiettivo realizzabile da pochi.
Ma è anche vero che povertà ed immigrazione sono endiadi di un medesimo concetto: l’attenzione alle marginalità è oggi l’unica risposta culturale valida per contrastare la costruzione di un modello di collettività ispirata solo dall’interesse economico.
Questo modello è disgregante (perché assume l’indifferenza come strumento di prevalenza) e, a ben pensarci, è lo stesso che ha sorretto il passaggio da un sistema economico di tipo imprenditoriale (fondato sull’iniziativa e sul lavoro) ad uno di tipo finanziario (che ha dematerializzato la componente del lavoro e della crisi del primo è stato la principale causa).
I temi della povertà e dell’immigrazione saranno discussi, in quest’ottica, con magistrati, sociologi, giornalisti e operatori di organizzazioni umanitarie.
Si partirà da una riflessione sul fenomeno della povertà per giungere all’analisi delle tipologie di usura. Dal tema dell’immigrazione ci si muoverà, invece, per toccare le questioni della tratta degli esseri umani e della gestione dell’emergenza sbarchi.
Un messaggio importante verrà pure dal mondo dell’arte.
Il manifesto ed un’opera creata appositamente per il convegno saranno realizzati dal maestro CARLO CORDUA, una delle espressioni più feconde della scuola pittorica italiana contemporanea.
Infine, la chiusura della giornata sarà affidata ai messaggi di due talenti musicali del panorama partenopeo, la cantante M’BARKA BEN TALEB ed il percussionista rapper CICCIO MEROLLA. Pensiamo proprio che si tratti di un momento importante e, per questo, confidiamo in un’ampia partecipazione.