Carlo Cordua geografie della Pittura

Una superba lettura a colori del mondo, segnato e disegnato attraverso paesaggi italiani ed europei, ha portato ora Carlo Cordua (Napoli 1963) a consegnarci una bellissima mostra, con opere tra oli e pastelli, che non deve proprio sfuggire a collezionisti ed esperti del settore, e leggervi quella svolta di taluni generi creativi.
Carlo Cordua lo fa con una bella pittura di paesaggio raggiunta non solo con una sensibilità qualitativa fuor dal comune, ma affidata alla padronanza d’uso del pastello, di cui è magistralmente principe, per quella libertà di segni, di toni, di vibrazioni e di luce, che non possono sfuggire a nessun visitatore; e che fece scrivere ad Alberico Sala trattarsi proprio di una pittura coi fiocchi.
Paesaggi di mare e di campagna, scogliere che si articolano tra calette di mare trasparentissimo, delicate colline toscane invase dal silenzio e dai colori, che vanno dal rosso al giallo fino all’azzurro della lavanda, alberi che paiono sentinelle maestose appena mosse dal vento.
L’artista cattura ogni ritaglio di mondo nei suoi viaggi, e lo ripropone con i tagli scenografici più avvincenti, ma nulla di stucchevole o di vedutismo tra otto e novecento, quanto una spazialità più fluida e sensibile, in una pasta spolverata, lievitante e dolcemente corrosa.
Ogni paesaggio partecipa direttamente al divenire delle cose, al ciclo naturale delle stagioni, al rinnovamento delle piante e della terra; si tratta di un trasferimento in arte di un processo esistenziale che fa si che questi dipinti, disposti sul versante della “ricreazione” di un colore che punta ad estrarre la poesia dal tutto, superino di gran lunga maestri come Casciaro, Vincenzo Ciardo e Crisconio.
Erano anni che non si vedeva una pittura di paesaggio così viva e catturante come questa, perché con Cordua la luce si impasta ai colori, diviene tattile, corporea, trattiene il transito del tempo e tutto il paesaggio si addolcisce nella memoria; ma il suo lavoro va letto anche come un romantico e disperato tentativo di salvataggio della visione naturale, dell’ambiente e della sostanza segreta delle cose.

Carlo Franza | arte.go.it