CARLO CORDUA “IL SILENZIO DELLA COSCIENZA”

Il “silenzio della coscienza” e’ il titolo della mostra del pittore napoletano Carlo Cordua dedicata al piu’ grande disastro ambientale dei nostri tempi: l´avvelenamento di massa che ha colpito la sua terra la Campania. E che dal 7 al 21 dicembre 2013 sarà ospitata a Roma alla Coronari 111 Art Gallery di Via dei Coronari 111. La mostra di bellissimi quadri raffiguranti la natura cui parteciperanno volti noti del cinema e della televisione e presentata dal regista Claudio Risi e dalla famosa oncologa Melania Rizzoli vuole essere ancora una volta un appello per dire di no al biocidio della terra dei fuochi, e all’inquinamento dell´intero Paese con l´intento di far giungere il grido di speranza ma anche di disperazione di chi sta subendo il piu’ grande avvelenamento della storia. Un fenomeno che coinvolge tutti gli italiani. All’esposizione parteciperanno volti noti del cinema e della televisione che insieme gireranno un video di sensibilizzazione. Questo dramma non puo’ essere piu’ taciuto e grazie alla solidarietà dei personaggi famosi che interverranno e che vogliono sostenere appieno la sofferenza di una terra martoriata e distrutta e alla presenza di tutti i media il grido potrà giungere ancora più forte. E così ancora una volta a Roma saranno gli alberi di Cordua a parlare a protestare contro l´indifferenza delle autorità verso una terra distrutta, inquinata, avvelenata, costretta a risucchiare rifiuti per anni e anni dalla criminalità organizzata. Nel 2010 gli alberi di Cordua, cui e’ riconosciuta una capacita’ straordinaria nel veicolare importanti messaggi sociali, attraverso la mostra “Qualcosa in più della speranza” svoltasi alla Camera dei Deputati prima e poi al Grattacielo Pirelli di Milano riuscirono a smuovere la coscienza degli italiani riguardo a un tema molto delicato: la prevenzione dell´AIDS. E quest’anno gli alberi del pittore napoletano tornano per rivolgere un appello diretto alla coscienza di politici, imprenditori cittadini e alle istituzioni che avrebbero dovuto monitorare, proteggere e garantire la salute pubblica, e la salute di una terra che ha accumulato per anni indifferenza e crudelta’. Tutti i quadri esposti aprono uno squarcio di solare e arcaica bellezza in questa visione, angosciosamente riduttiva. L’uomo non vi compare se non indirettamente, attraverso la presenza di campi seminati. Qui gli alberi, i cieli, le infinite sfumature delle erbe selvatiche, della lavanda hanno il sopravvento. Non c’è malattia ne’ catastrofe. La fatica di crescere si scorge appena nei tronchi nodosi degli alberi. E’ la precisione del dettaglio a trasformare ogni particolare della natura in un paesaggio dell’anima rendendo i suoi lavori completamente originali estremamente difficili da riprodurre con lo stesso effetto che lui è in grado di ottenere. Quando dipinge Carlo Cordua e’ sempre e comunque “vero” sincero con se stesso. Egli obbedisce alle pulsioni dell’istinto senza lasciarsi fuorviare da intermediari di vario tipo, riesce a vedere puro senza lasciarsi condizionare da gli innumerevoli modelli di consumo e di comportamento. Cordua li conosce tutti, li studia a fondo, ma al momento di esprimersi riesce ad essere sempre se stesso.. “E´ un fenomeno che dura da anni – sottolinea il maestro napoletano – e noi artisti come i giornalisti e i cittadini abbiamo il dovere di mobilitarci, di muoverci per stimolare la coscienza di tutti. E´ difficile tradurre in immagine lo stordimento totale della natura davanti a questo grave fenomeno ed è per questo che voglio lasciare l´immagine intatta della creazione nella bellezza di tutte le sue sfumature” “oggi chiunque tace diventa complice. Spero che la natura riesca ad arrivare alle coscienze di chi in questo disastro ha responsabilità Cordua lancia anche una sfida all´antico sogno dell´uomo di liberarsi nell´aria e dominare il mondo dall´alto. Alcuni alberi questa volta sono rappresentati in modo insolito: distaccati dal suolo spiccano il volo imprimendo alla sua pittura una fibrillante vorticosità senza rinunciare al peso della terra. “Mi ha colpito molto una frase del grande filosofo e poeta Henry Thoureau spiega l´artista “Grazie a Dio gli uomini non possono ancora volare e sporcare i cieli così come fanno con la terra!” Volare è simbolicamente legato all´elevarsi al di sopra della realta’ quotidiana, sopra il mondo che si conosce, compensando con la facilita’ e la leggerezza tutta la pesantezza della realtà e dall´alto trovare una soluzione.

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MOSTRE, IL SILENZIO DELLA COSCIENZA DI CORDUA A ROMA

ROMA (ITALPRESS) – Da oggi (7 dicembre) al 21 dicembre l’Art Gallery di via dei Coronari 111 a Roma ospiterà la mostra dal tema il “Silenzio della coscienza” del pittore napoletano Carlo Cordua, dedicata a uno dei più grandi disastri ambientali dei nostri tempi: l’avvelenamento di massa che ha colpito la sua terra, la Campania.
La mostra ospiterà bellissimi quadri raffiguranti la natura. Parteciperanno volti noti del cinema e della televisione. Presentata dal regista Claudio Risi, vuole essere un appello per dire di no al biocidio della terra dei fuochi, con l’intento di far giungere il grido di speranza ma anche di disperazione di chi sta subendo il più grande avvelenamento della storia.
Ancora una volta a Roma saranno gli alberi di Cordua a parlare a protestare contro l’indifferenza delle autorità verso una terra distrutta, inquinata, avvelenata, costretta a risucchiare rifiuti per anni e anni dalla criminalità organizzata. Nel 2010 gli alberi di Cordua, cui è riconosciuta una capacità straordinaria nel veicolare importanti messaggi sociali, attraverso la mostra “Qualcosa in più della speranza” svoltasi alla Camera dei Deputati prima e poi al Grattacielo Pirelli di Milano riuscirono a smuovere la coscienza degli italiani riguardo a un tema molto delicato: la prevenzione dell’AIDS.
E quest’anno gli alberi del pittore napoletano tornano per rivolgere un appello diretto alla coscienza di politici, imprenditori cittadini e alle istituzioni che avrebbero dovuto monitorare, proteggere e garantire la salute pubblica, e la salute di una terra che ha accumulato per anni indifferenza e crudeltà. Tutti i quadri esposti aprono uno squarcio di solare e arcaica bellezza in questa visione, angosciosamente riduttiva. L’uomo non vi compare se non indirettamente, attraverso la presenza di campi seminati dove gli alberi, i cieli, le infinite sfumature delle erbe selvatiche e della lavanda hanno il sopravvento. Non c‘è malattia né catastrofe. La fatica di crescere si scorge appena nei tronchi nodosi degli alberi. È la precisione del dettaglio a trasformare ogni particolare della natura in un paesaggio dell’anima rendendo i suoi lavori completamente originali estremamente difficili da riprodurre con lo stesso effetto che lui è in grado di ottenere.
Quando dipinge Carlo Cordua è sempre e comunque “vero” sincero con se stesso. Egli obbedisce alle pulsioni dell’istinto senza lasciarsi fuorviare da intermediari di vario tipo, riesce a vedere puro senza lasciarsi condizionare da gli innumerevoli modelli di consumo e di comportamento. Cordua li conosce tutti, li studia a fondo, ma al momento di esprimersi riesce ad essere sempre se stesso.
“E’ un fenomeno che dura da anni – sottolinea il maestro napoletano – e noi artisti come i giornalisti e i cittadini abbiamo il dovere di mobilitarci, di muoverci per stimolare la coscienza di tutti. E’ difficile tradurre in immagine lo stordimento totale della natura davanti a questo grave fenomeno ed è per questo che voglio lasciare l’immagine intatta della creazione nella bellezza di tutte le sue sfumature” “oggi chiunque tace diventa complice. Spero che la natura riesca ad arrivare alle coscienze di chi in questo disastro ha responsabilità. Cordua lancia anche una sfida all’antico sogno dell’uomo di liberarsi nell’aria e dominare il mondo dall’alto. Alcuni alberi questa volta sono rappresentati in modo insolito: distaccati dal suolo spiccano il volo imprimendo alla sua pittura una fibrillante vorticosità senza rinunciare al peso della terra. “Mi ha colpito molto una frase del grande filosofo e poeta Henry Thoureau – spiega l’artista – “Grazie a Dio gli uomini non possono ancora volare e sporcare i cieli così come fanno con la terra!” Volare è simbolicamente legato all’elevarsi al di sopra della realtà quotidiana, sopra il mondo che si conosce, compensando con la facilità e la leggerezza tutta la pesantezza della realtà e dall’alto trovare una soluzione.
Ingresso gratuito.

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